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Magazzino

Magazzino del colore: scorte, scadenze e riordino

In un salone il magazzino è un armadio, e per questo sembra che non costi. Costa: sono soldi fermi in tubi che scadranno.

6 minuti di lettura Aggiornata al 19 settembre 2026

In breve

  • Il magazzino di un salone medio vale spesso quanto un mese di affitto: è capitale fermo, e va misurato.
  • Il punto di riordino si calcola con due numeri — consumo settimanale e tempi del fornitore — non a occhio davanti allo scaffale.
  • Le scadenze si controllano con un giro al mese: il prodotto scaduto è una perdita doppia, perché è stato pagato e va smaltito.

Nessuno apre un salone pensando di dover fare il magazziniere, e infatti quasi nessuno lo fa: si riordina quando ci si accorge che manca qualcosa, di solito con il cliente già in poltrona. Il risultato è un armadio pieno di nuance comprate per un servizio e mai più usate, e allo stesso tempo la mancanza cronica dei due o tre riferimenti che servono ogni giorno.

Il magazzino di un salone non è complesso: sono poche decine di riferimenti che si muovono davvero. Basta trattarli come si trattano i numeri della cassa — misurandoli — per liberare capitale e smettere di correre in profumeria il sabato mattina.

01Quali riferimenti contano davvero

In quasi ogni salone una minoranza di prodotti fa la gran parte dei consumi: le basi naturali, gli ossidanti, il decolorante, due o tre nuance ricorrenti. Il resto è coda lunga: serve raramente, occupa spazio e scade. La prima operazione utile è separare le due categorie, perché vanno gestite con regole opposte.

CategoriaRegola di gestione
Alto consumo (basi, ossidanti, decoloranti)Scorta di sicurezza generosa, riordino automatico a soglia
Consumo medio (nuance ricorrenti)Scorta minima, riordino settimanale a fabbisogno
Coda lunga (nuance rare, linee speciali)Nessuna scorta: si ordina sul servizio, o si acquista con caparra del cliente
RivenditaGestita come merce: rotazione, esposizione, margine proprio
Monouso e consumabiliRiordino a soglia, costo per servizio da imputare

Punto di riordino = (Consumo medio settimanale × Settimane di attesa del fornitore) + Scorta di sicurezza

Con 6 tubi a settimana, un fornitore che consegna in 1 settimana e una sicurezza di 4 tubi, si riordina quando si scende a 10. È il numero da scrivere sull’etichetta dello scaffale.

02L’inventario che si fa in un’ora

  1. 1

    Fissa una data e chiudi i movimenti

    Si conta a salone chiuso, non fra un cliente e l’altro: le rilevazioni fatte in mezzo al lavoro sono sempre sbagliate.

  2. 2

    Conta per famiglia, non per scaffale

    Tutte le basi insieme, tutti gli ossidanti insieme. Il conteggio per posizione fisica fa perdere i doppioni sparsi.

  3. 3

    Segna i tubi aperti come mezzi

    Un tubo iniziato non vale zero e non vale uno: la convenzione della metà è sufficiente e non fa perdere tempo.

  4. 4

    Registra le scadenze mentre conti

    È l’unico momento in cui hai il prodotto in mano: farlo dopo significa non farlo.

  5. 5

    Valorizza al costo d’acquisto

    Non al prezzo di listino: il magazzino vale quello che hai pagato, e serve a sapere quanto capitale è fermo.

  6. 6

    Confronta con il consumo teorico

    Se hai fatto 120 colori e il magazzino dice che ne hai consumati 90, la differenza è sfrido, errore di dosaggio o prodotto uscito senza registrazione.

03Dove si perde il prodotto

  • Dosaggio a occhio: la prima causa, e la più costosa. Il colore preparato in eccesso finisce nel lavandino a ogni servizio.
  • Nuance comprate per un cliente solo: restano nell’armadio finché scadono. Vanno ordinate sul servizio, non messe a scorta.
  • Doppio acquisto: si compra ciò che c’è già ma sta nell’altro scaffale. È il sintomo classico di un magazzino non censito.
  • Prodotti scaduti: pagati, mai usati, e da smaltire secondo le regole dei rifiuti.
  • Uso personale non registrato: prodotto che esce per il personale o per i familiari senza che nessuno lo segni. Va ammesso e regolato, non ignorato.
  • Campioni e omaggi mescolati alle scorte: falsano i conteggi e i costi per servizio.

Il giro mensile delle scadenze

  • Controlla i prodotti in scadenza nei tre mesi successivi.
  • Sposta in prima fila ciò che scade prima, dietro ciò che scade dopo.
  • Programma un servizio o una promozione per consumare ciò che non uscirà da solo.
  • Registra e smaltisci correttamente ciò che è scaduto, senza rimetterlo nello scaffale.
  • Verifica che il punto di riordino dei prodotti ad alto consumo sia ancora corretto.

Con Omega

Il magazzino si aggiorna mentre lavori

  • La tinta esce dal magazzino a grammi quando salvi la formula, tubo per tubo e con l’ossidante dei volumi dichiarati: il consumo si registra da sé, e se cancelli la formula i grammi tornano dentro.
  • Sottoscorta e riordino per prodotto e per fornitore, con l’avviso quando la giacenza scende sotto la soglia che hai messo tu.
  • Inventario con conteggio e rettifica, e il registro dei movimenti che dice dove è finito quello che manca.
  • Nuance per nuance: quanti grammi, quanti euro e quante teste. È il numero con cui ci si accorge dello spreco prima che lo dica il commercialista.

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Dubbi

Domande frequenti

Quanto dovrebbe valere il magazzino di un salone?
Non esiste un valore assoluto, ma un riferimento utile è il rapporto con il consumo: un magazzino che copre più di sei-otto settimane di consumo medio è quasi sempre sovradimensionato per un salone, dove i fornitori consegnano in pochi giorni.
Conviene comprare a stock per lo sconto quantità?
Solo se il prodotto ruota davvero e la scadenza è lontana. Uno sconto del 15% su una quantità che consumerai in due anni è un cattivo affare: hai immobilizzato capitale e comprato il rischio della scadenza.
Come gestisco i prodotti aperti ma non finiti?
Vanno segnati con la data di apertura e usati per primi. Molti cosmetici professionali indicano un periodo di utilizzo dopo l’apertura, distinto dalla data di scadenza del prodotto chiuso: è quello il termine che conta una volta rotto il sigillo.
I prodotti scaduti si possono buttare nell’indifferenziata?
No: i cosmetici scaduti e i residui chimici seguono le regole dei rifiuti applicabili all’attività, che non coincidono con quelle dei rifiuti domestici. Vanno separati e smaltiti secondo le indicazioni del gestore e della normativa locale.

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