In breve
- L’attività si può svolgere «presso il domicilio dell’esercente ovvero presso la sede designata dal cliente», ma nel rispetto dei criteri che fissano le Regioni: alcune elencano i casi ammessi uno per uno.
- Quello che resta vietato è l’esercizio in forma ambulante o di posteggio: senza un’impresa con la sua sede e il suo responsabile tecnico non si lavora, nemmeno a casa dei clienti.
- Nelle case di riposo e nei luoghi di cura si può lavorare, anche stabilmente: lo ha confermato il Ministero dello sviluppo economico nel 2016.
È una delle domande più cercate del mestiere, e la risposta che gira è sbagliata in tutte e due le direzioni: «si può fare liberamente» e «è vietato» sono false allo stesso modo. La legge 174/2005 dice due cose in due commi consecutivi, e vanno lette insieme.
Il comma 3 dell’articolo 2 consente l’attività «anche presso il domicilio dell’esercente ovvero presso la sede designata dal cliente, nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali», e fa salva la possibilità di lavorare nei luoghi di cura o di riabilitazione, di detenzione e nelle caserme, o dove esistano convenzioni con pubbliche amministrazioni. Il comma 4 aggiunge il divieto secco: «Non è ammesso lo svolgimento dell’attività di acconciatore in forma ambulante o di posteggio». Fra questi due commi ci sta tutto il mestiere di chi lavora fuori dal salone.
01Cosa serve per lavorare fuori dal salone
Il punto di partenza non cambia: serve un’impresa. Abilitazione professionale, partita IVA, iscrizione al registro imprese e all’Albo delle imprese artigiane, SCIA al SUAP, responsabile tecnico designato. La trasferta è un modo di erogare il servizio, non una scorciatoia per farne a meno: chi gira con la borsa e non ha nulla di tutto questo sta esercitando in forma ambulante, che è esattamente ciò che il comma 4 vieta.
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Dichiara una sede
Può essere un negozio o il tuo domicilio, purché a norma. È l’indirizzo dell’impresa, quello che finisce nella SCIA e in visura.
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Leggi la norma della tua Regione
La legge nazionale rinvia ai criteri regionali, e non sono uguali: alcune Regioni elencano i casi in cui la trasferta è ammessa, altre lasciano più spazio.
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Verifica le prescrizioni per il domicilio
Se la sede è casa tua, quasi ovunque servono requisiti urbanistici e igienici e — per esempio in Lombardia — ingressi e servizi igienici autonomi rispetto all’abitazione.
- 4
Organizza igiene e strumenti
Fuori dal salone valgono le stesse regole: strumenti puliti o monouso, biancheria pulita per ogni cliente, prodotti nelle confezioni originali con le loro schede.
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Documenta l’incasso
Il documento commerciale si emette anche in casa del cliente: il registratore portatile o le soluzioni equivalenti sono un costo da mettere in preventivo.
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Assicurati
La responsabilità civile professionale vale a maggior ragione quando lavori in un ambiente che non controlli: un ustione con la piastra sul divano di casa è un sinistro come gli altri.
02I casi ammessi: l’esempio di una Regione che li elenca
Dove la Regione ha scritto i criteri, l’elenco è stretto. Il regolamento regionale lombardo 6/2011 dice che le imprese titolate all’esercizio in sede fissa possono lavorare anche presso la sede designata dal cliente nei casi di malattia o altro impedimento fisico del cliente, di impegno del cliente in attività sportive, in manifestazioni legate alla moda o allo spettacolo, e di cerimonie o eventi fieristici o promozionali. Fuori da quei casi, in Lombardia, la trasferta non è prevista.
| Situazione | Di norma | Da verificare |
|---|---|---|
| Cliente malato o con difficoltà motorie | Ammessa quasi ovunque | Come documentare l’impedimento |
| Sposa, servizio fotografico, sfilata, spettacolo | Ammessa dove i criteri regionali la prevedono | Se serve una comunicazione al Comune per eventi promozionali |
| Casa di riposo o struttura di cura | Ammessa, anche in modo stabile | Se l’attività è stabile nei locali della struttura, la SCIA e i requisiti igienici di quei locali |
| Casa del cliente per comodità, senza altro motivo | Dipende dalla Regione: dove i casi sono elencati, non rientra | Il testo della legge o del regolamento regionale |
| Mercato, banchetto, fiera senza convenzione | Vietata: è forma ambulante o di posteggio | — |
03I conti della trasferta: quanto costa davvero un domicilio
Il servizio a domicilio si vende bene e si prezza male. Il motivo è che si guarda il tempo del servizio e non quello della giornata: fra spostamento, montaggio, smontaggio e lavaggio degli strumenti, una piega da trenta minuti ne occupa settanta.
Prezzo a domicilio = Prezzo del servizio + (Minuti fuori salone × costo al minuto) + spese di viaggio
Con un costo di struttura di 0,50 €/minuto, 40 minuti fra viaggio e allestimento valgono 20 € prima di qualunque margine. Se il domicilio si paga come il salone, quei 20 euro li stai regalando a ogni visita.
Le regole di casa per il servizio a domicilio
- Un minimo di spesa per uscita, non un prezzo a servizio: sotto quella soglia la trasferta non si fa.
- Fascia oraria e non orario esatto: il traffico è un rischio tuo, e l’attesa è tempo perso.
- Raggio massimo in chilometri, scritto, oltre il quale il supplemento cambia.
- Servizi esclusi dalla trasferta: le decolorazioni e i servizi tecnici lunghi vogliono la vasca e l’acqua corrente.
- Caparra per gli eventi (spose, cerimonie): sono le uscite che occupano una mattina intera.
- Scheda e consensi raccolti come in salone: allergie e test allergia non cambiano perché sei in casa d’altri.
Con Omega
Anche fuori dal salone, la scheda resta con te
- L’app dello staff porta agenda, schede capello, formule e consensi da firmare col dito anche fuori dal salone.
- Il servizio a domicilio può avere la sua durata e il suo prezzo a listino: il supplemento esce come riga leggibile sul conto.
- Le avvertenze del cliente — allergie, cute sensibile, test allergia — escono quando apri l’appuntamento, ovunque tu sia.
- Caparra registrata alla prenotazione e scalata a saldo: per le spose è la differenza fra una mattina pagata e una persa.

