In breve
- L’avvio è una SCIA al SUAP, ma diventa «SCIA condizionata» se il salone consuma più di un metro cubo d’acqua al giorno: in quel caso serve prima l’autorizzazione ambientale per lo scarico.
- Nessuno può imporre distanze minime da un altro salone né la chiusura infrasettimanale: lo vieta la legge 40/2007.
- Le misure del locale — metri quadri, altezze, bagni — stanno nel regolamento d’igiene comunale: è il primo documento da scaricare, prima di firmare qualsiasi contratto.
Il locale è la voce che manda fuori budget più aperture di qualunque altra, e quasi sempre per lo stesso motivo: si firma l’affitto e poi si scopre cosa chiede il Comune. La parte nazionale della disciplina è breve e si impara in dieci minuti; la parte che decide quanto spendi — superfici, aerazione, servizi igienici, scarichi — è locale, e cambia da un Comune all’altro e a volte da un’ASL all’altra.
Questa guida mette in fila le due cose separate: cosa vale ovunque, con le fonti, e cosa devi andare a chiedere tu, con le domande già scritte da portare al SUAP e all’ASL. Diffida di chi ti dà una superficie minima «di legge» valida per tutta Italia: non esiste.
01I permessi: SCIA, e quando non basta
L’attività di acconciatore è soggetta a segnalazione certificata di inizio attività da presentare allo sportello unico delle attività produttive (art. 2, comma 2 della legge 174/2005). Nella tabella A del d.lgs. 222/2016 — quella che elenca, attività per attività, il regime amministrativo — l’apertura e il trasferimento di sede di un salone stanno alla voce 91 come SCIA.
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Verifica la destinazione d’uso
Il fondo deve avere una destinazione compatibile con l’attività artigianale o commerciale di servizio. Cambiarla è una pratica edilizia a sé, con tempi e costi propri, e in alcuni contesti non è nemmeno possibile.
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Scarica il regolamento d’igiene del Comune
È il documento che contiene superfici minime, altezze, requisiti dei servizi igienici, aerazione e spogliatoio. Molti Comuni hanno anche un regolamento specifico per acconciatori ed estetisti.
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Chiedi un parere preventivo ad ASL e SUAP
Con la planimetria in mano, prima del contratto. È gratuito o quasi, e trasforma le sorprese in preventivi.
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Fai valutare impianti e scarichi da un tecnico
Idraulica ed elettrico sono le voci che sballano i preventivi: la posizione degli scarichi decide dove puoi mettere i lavaggi, e spostarli costa.
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Presenta la SCIA con gli allegati
Planimetria, dichiarazioni sui requisiti professionali, designazione del responsabile tecnico, conformità degli impianti. Con la ricevuta si parte, salvo il caso dell’autorizzazione allo scarico.
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Prepara la documentazione che resta in salone
Protocollo di pulizia e sterilizzazione, schede di sicurezza dei prodotti, documenti della sicurezza sul lavoro se hai personale.
02Le misure del locale: perché non te le può dire una guida
La legge 174/2005 non fissa metri quadri. L’articolo 4 affida alle Regioni la disciplina dell’attività e i principi per le funzioni dei Comuni, e i requisiti concreti finiscono nei regolamenti locali d’igiene: per questo due saloni identici a venti chilometri di distanza possono avere obblighi diversi su superficie, altezza e numero di servizi igienici.
Le domande da fare al SUAP e all’ASL, testuali
- Qual è la superficie minima richiesta per la prima postazione di lavoro e quanta se ne aggiunge per ogni postazione in più?
- Che altezza minima è richiesta per i locali di lavoro in questo Comune?
- Quanti servizi igienici servono, e serve l’antibagno? Il bagno può essere in comune con altre unità?
- È richiesto uno spogliatoio o un armadietto separato per il personale?
- L’aerazione può essere meccanica o serve una finestra? Con che ricambi d’aria nella zona di miscelazione?
- Il consumo idrico stimato supera il metro cubo giornaliero? Serve l’autorizzazione allo scarico?
- Il regolamento chiede attrezzature per la sterilizzazione o basta il monouso?
- Ci sono prescrizioni sull’accessibilità che riguardano questo immobile?
03Quello che il Comune non può chiederti
C’è una norma che conviene conoscere a memoria, perché ogni tanto riaffiora in qualche regolamento locale: l’articolo 10, comma 2 del d.l. 7/2007, convertito dalla legge 40/2007. Dice che le attività di acconciatore ed estetista «non possono essere subordinate al rispetto del criterio della distanza minima o di parametri numerici prestabiliti, riferiti alla presenza di altri soggetti svolgenti la medesima attività, e al rispetto dell’obbligo di chiusura infrasettimanale».
| Non è più ammesso | Resta pienamente valido |
|---|---|
| Negare l’apertura perché c’è un altro salone a cento metri | Il possesso dell’abilitazione professionale |
| Fissare un numero massimo di saloni per zona | La conformità urbanistica del locale |
| Imporre il giorno di chiusura infrasettimanale | I requisiti igienico-sanitari del regolamento comunale |
| Subordinare l’avvio a un’autorizzazione discrezionale | I controlli successivi alla SCIA e le sanzioni se hai dichiarato il falso |
04Il salone in casa e gli spazi condivisi
- Salone nel proprio domicilio: la legge lo consente (art. 2, comma 3), ma «nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali». In Lombardia, per esempio, il r.r. 6/2011 chiede che i locali abbiano i requisiti urbanistici, igienici e di sicurezza e siano dotati di ingressi e servizi igienici autonomi: cioè che il cliente non attraversi la tua cucina. Vedi anche il parrucchiere a domicilio.
- Poltrona o cabina in affitto: due imprese possono lavorare nello stesso locale, ciascuna con la propria SCIA e il proprio responsabile tecnico presente. Se lo spazio è usato da un’estetista, quell’area deve rispettare anche i requisiti previsti per l’attività di estetista.
- Acconciatore ed estetista insieme: si può, sia come imprese diverse sia come impresa unica, purché siano posseduti i requisiti di entrambe le attività (art. 2, comma 7). Serve una SCIA per ciascuna attività.
- Corsi e dimostrazioni in salone: alcune Regioni le disciplinano espressamente — in Lombardia le esercitazioni su persone diverse dagli allievi vanno comunicate preventivamente al Comune e non possono essere fatte nei locali dove si esercita l’attività, salvo aggiornamenti a porte chiuse per i soli dipendenti.
Con Omega
Quando il locale è a posto, il resto è agenda
- Poltrone e lavaggi sono risorse distinte: l’agenda sa quante ne hai e non ti fa prenotare due colori sull’unica vasca.
- Orari, giorni di chiusura e preavviso minimo li decidi tu, e valgono anche per chi prenota dal link pubblico.
- Più sedi, ognuna con i suoi operatori e i suoi orari, senza mescolare le agende.
- Il cartello del listino da esporre si stampa dagli stessi prezzi che usa la cassa.


