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Omega Acconciatori

Norme e obblighi

Il locale del salone: requisiti, permessi e cosa chiedere prima

Superfici minime e numero di bagni non li decide una legge nazionale: li decide il regolamento del tuo Comune. Quello che si può sapere prima è tutto il resto — e basta a evitare l’errore da ventimila euro.

9 minuti di lettura Aggiornata al 19 settembre 2026

In breve

  • L’avvio è una SCIA al SUAP, ma diventa «SCIA condizionata» se il salone consuma più di un metro cubo d’acqua al giorno: in quel caso serve prima l’autorizzazione ambientale per lo scarico.
  • Nessuno può imporre distanze minime da un altro salone né la chiusura infrasettimanale: lo vieta la legge 40/2007.
  • Le misure del locale — metri quadri, altezze, bagni — stanno nel regolamento d’igiene comunale: è il primo documento da scaricare, prima di firmare qualsiasi contratto.

Il locale è la voce che manda fuori budget più aperture di qualunque altra, e quasi sempre per lo stesso motivo: si firma l’affitto e poi si scopre cosa chiede il Comune. La parte nazionale della disciplina è breve e si impara in dieci minuti; la parte che decide quanto spendi — superfici, aerazione, servizi igienici, scarichi — è locale, e cambia da un Comune all’altro e a volte da un’ASL all’altra.

Questa guida mette in fila le due cose separate: cosa vale ovunque, con le fonti, e cosa devi andare a chiedere tu, con le domande già scritte da portare al SUAP e all’ASL. Diffida di chi ti dà una superficie minima «di legge» valida per tutta Italia: non esiste.

01I permessi: SCIA, e quando non basta

L’attività di acconciatore è soggetta a segnalazione certificata di inizio attività da presentare allo sportello unico delle attività produttive (art. 2, comma 2 della legge 174/2005). Nella tabella A del d.lgs. 222/2016 — quella che elenca, attività per attività, il regime amministrativo — l’apertura e il trasferimento di sede di un salone stanno alla voce 91 come SCIA.

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    Verifica la destinazione d’uso

    Il fondo deve avere una destinazione compatibile con l’attività artigianale o commerciale di servizio. Cambiarla è una pratica edilizia a sé, con tempi e costi propri, e in alcuni contesti non è nemmeno possibile.

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    Scarica il regolamento d’igiene del Comune

    È il documento che contiene superfici minime, altezze, requisiti dei servizi igienici, aerazione e spogliatoio. Molti Comuni hanno anche un regolamento specifico per acconciatori ed estetisti.

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    Chiedi un parere preventivo ad ASL e SUAP

    Con la planimetria in mano, prima del contratto. È gratuito o quasi, e trasforma le sorprese in preventivi.

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    Fai valutare impianti e scarichi da un tecnico

    Idraulica ed elettrico sono le voci che sballano i preventivi: la posizione degli scarichi decide dove puoi mettere i lavaggi, e spostarli costa.

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    Presenta la SCIA con gli allegati

    Planimetria, dichiarazioni sui requisiti professionali, designazione del responsabile tecnico, conformità degli impianti. Con la ricevuta si parte, salvo il caso dell’autorizzazione allo scarico.

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    Prepara la documentazione che resta in salone

    Protocollo di pulizia e sterilizzazione, schede di sicurezza dei prodotti, documenti della sicurezza sul lavoro se hai personale.

02Le misure del locale: perché non te le può dire una guida

La legge 174/2005 non fissa metri quadri. L’articolo 4 affida alle Regioni la disciplina dell’attività e i principi per le funzioni dei Comuni, e i requisiti concreti finiscono nei regolamenti locali d’igiene: per questo due saloni identici a venti chilometri di distanza possono avere obblighi diversi su superficie, altezza e numero di servizi igienici.

Le domande da fare al SUAP e all’ASL, testuali

  • Qual è la superficie minima richiesta per la prima postazione di lavoro e quanta se ne aggiunge per ogni postazione in più?
  • Che altezza minima è richiesta per i locali di lavoro in questo Comune?
  • Quanti servizi igienici servono, e serve l’antibagno? Il bagno può essere in comune con altre unità?
  • È richiesto uno spogliatoio o un armadietto separato per il personale?
  • L’aerazione può essere meccanica o serve una finestra? Con che ricambi d’aria nella zona di miscelazione?
  • Il consumo idrico stimato supera il metro cubo giornaliero? Serve l’autorizzazione allo scarico?
  • Il regolamento chiede attrezzature per la sterilizzazione o basta il monouso?
  • Ci sono prescrizioni sull’accessibilità che riguardano questo immobile?

03Quello che il Comune non può chiederti

C’è una norma che conviene conoscere a memoria, perché ogni tanto riaffiora in qualche regolamento locale: l’articolo 10, comma 2 del d.l. 7/2007, convertito dalla legge 40/2007. Dice che le attività di acconciatore ed estetista «non possono essere subordinate al rispetto del criterio della distanza minima o di parametri numerici prestabiliti, riferiti alla presenza di altri soggetti svolgenti la medesima attività, e al rispetto dell’obbligo di chiusura infrasettimanale».

Non è più ammessoResta pienamente valido
Negare l’apertura perché c’è un altro salone a cento metriIl possesso dell’abilitazione professionale
Fissare un numero massimo di saloni per zonaLa conformità urbanistica del locale
Imporre il giorno di chiusura infrasettimanaleI requisiti igienico-sanitari del regolamento comunale
Subordinare l’avvio a un’autorizzazione discrezionaleI controlli successivi alla SCIA e le sanzioni se hai dichiarato il falso
La stessa norma fa salvi espressamente «il possesso dei requisiti di qualificazione professionale, ove prescritti, e la conformità dei locali ai requisiti urbanistici ed igienico-sanitari».

04Il salone in casa e gli spazi condivisi

  • Salone nel proprio domicilio: la legge lo consente (art. 2, comma 3), ma «nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali». In Lombardia, per esempio, il r.r. 6/2011 chiede che i locali abbiano i requisiti urbanistici, igienici e di sicurezza e siano dotati di ingressi e servizi igienici autonomi: cioè che il cliente non attraversi la tua cucina. Vedi anche il parrucchiere a domicilio.
  • Poltrona o cabina in affitto: due imprese possono lavorare nello stesso locale, ciascuna con la propria SCIA e il proprio responsabile tecnico presente. Se lo spazio è usato da un’estetista, quell’area deve rispettare anche i requisiti previsti per l’attività di estetista.
  • Acconciatore ed estetista insieme: si può, sia come imprese diverse sia come impresa unica, purché siano posseduti i requisiti di entrambe le attività (art. 2, comma 7). Serve una SCIA per ciascuna attività.
  • Corsi e dimostrazioni in salone: alcune Regioni le disciplinano espressamente — in Lombardia le esercitazioni su persone diverse dagli allievi vanno comunicate preventivamente al Comune e non possono essere fatte nei locali dove si esercita l’attività, salvo aggiornamenti a porte chiuse per i soli dipendenti.

Con Omega

Quando il locale è a posto, il resto è agenda

  • Poltrone e lavaggi sono risorse distinte: l’agenda sa quante ne hai e non ti fa prenotare due colori sull’unica vasca.
  • Orari, giorni di chiusura e preavviso minimo li decidi tu, e valgono anche per chi prenota dal link pubblico.
  • Più sedi, ognuna con i suoi operatori e i suoi orari, senza mescolare le agende.
  • Il cartello del listino da esporre si stampa dagli stessi prezzi che usa la cassa.

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Dubbi

Domande frequenti

Quanti metri quadri servono per aprire un salone da parrucchiere?
Non esiste una superficie minima nazionale: la fissa il regolamento d’igiene del Comune, di solito come superficie per la prima postazione più una quota per ogni postazione aggiuntiva. Chiunque ti dia un numero valido per tutta Italia sta improvvisando. Il numero giusto lo dà il SUAP del tuo Comune, gratis, prima che tu firmi.
Serve il bagno per i clienti?
Il servizio igienico è richiesto praticamente ovunque, spesso con antibagno; se debba essere accessibile anche al pubblico o possa essere riservato al personale dipende dal regolamento locale e dalla dimensione del locale. È una delle domande da mettere per iscritto al SUAP insieme alla planimetria.
Posso aprire un salone in un fondo con destinazione commerciale?
Di regola sì, perché l’acconciatura è un servizio alla persona compatibile con le destinazioni commerciali o artigianali; il punto è che la compatibilità la stabilisce lo strumento urbanistico comunale, non il buon senso. Prima di firmare, fai verificare a un tecnico la categoria catastale e la destinazione urbanistica.
Il Comune può impormi il giorno di chiusura?
No. L’obbligo di chiusura infrasettimanale per acconciatori ed estetisti è stato abolito dall’articolo 10, comma 2 del d.l. 7/2007 convertito dalla legge 40/2007, insieme ai vincoli di distanza minima e ai limiti numerici. Gli orari restano una scelta tua, salvo eventuali regole su rumore e quiete pubblica.
Che differenza c’è fra SCIA e SCIA condizionata?
Con la SCIA semplice l’attività inizia dalla data di presentazione. Con la SCIA condizionata — è il caso del salone che supera il metro cubo d’acqua al giorno nel momento di massima attività — occorre attendere il rilascio dell’autorizzazione unica ambientale per lo scarico prima di aprire. Cambia la data di apertura, quindi cambia il piano di cassa.

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