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Omega Acconciatori

Norme e obblighi

Esporre i prezzi dal parrucchiere: obbligo, cartello e sanzioni nel 2026

La legge nazionale sugli acconciatori non parla di prezzi, ma le leggi regionali e i regolamenti comunali sì: il cartello è obbligatorio quasi ovunque, e la multa la decide il Comune.

9 minuti di lettura Aggiornata al 29 settembre 2026

In breve

  • L’obbligo di esporre le tariffe non sta nella legge 174/2005 ma nelle leggi regionali e nei regolamenti comunali: in Toscana la multa va da 250 a 500 €, in Veneto da 100 a 500 €, in Lombardia si applica la sanzione della legge nazionale, da 250 a 5.000 €.
  • Anche dove il cartello non fosse richiesto, il codice del consumo (art. 48) obbliga a dire il prezzo totale, IVA compresa, prima che il cliente sia vincolato: il supplemento per i capelli lunghi detto alla cassa non vale come informazione.
  • Chi paga entro 60 giorni dalla contestazione chiude con la misura ridotta: 166,67 € per le multe da 100–500 e da 250–500, 500 € per quella da 250 a 5.000.

La domanda arriva sempre allo stesso modo: una cliente contesta il conto, oppure passa un controllo della polizia locale, e il titolare scopre che il listino appeso in salone non era un gesto di cortesia. **Esporre i prezzi dal parrucchiere è un obbligo**, ma non lo trovi dove lo cercheresti: la legge 17 agosto 2005, n. 174, che disciplina l’attività di acconciatore, non dice nulla sui prezzi. Lo dicono le leggi delle Regioni e, soprattutto, i regolamenti dei Comuni.

Per questo le risposte in rete si contraddicono: chi cita la legge sul commercio (che riguarda chi vende merci, non chi presta servizi), chi parla di multe da tremila euro, chi dice che non c’è nessun obbligo. Qui trovi le norme vere, tre Regioni messe a confronto con i loro importi, il conto della multa ridotta e cosa scrivere sul cartello perché regga anche quando una cliente ha i capelli lunghi.

01Chi chiede di esporre i prezzi, e dove sta scritto

Le regole stanno su tre piani. Lo Stato fissa le condizioni per fare l’acconciatore (legge 174/2005) e la sanzione generale per chi viola le modalità di esercizio (art. 5: da 250 a 5.000 €). Le Regioni scrivono la propria legge o il proprio regolamento, e quasi sempre inseriscono l’esposizione delle tariffe fra gli obblighi o fra le materie che il Comune deve regolare. I Comuni adottano il regolamento per gli acconciatori, che è il testo che la polizia locale applica davvero.

RegioneCosa diceSanzione per le tariffe non esposte
Toscana (l.r. 29/2013)Art. 4, c. 6: «devono essere esposte le tariffe professionali applicate per i diversi trattamenti»da 250 a 500 € (art. 9, c. 7)
Veneto (l.r. 28/2009)Art. 4, c. 2: il regolamento comunale prevede «l’obbligo e le modalità di esposizione delle tariffe professionali»da 100 a 500 €, anche per il cartello degli orari (art. 7, c. 3)
Lombardia (r.r. 6/2011)Art. 12, c. 2, lett. f: il regolamento comunale prevede «l’obbligo e le modalità di esposizione dei prezzi e delle tariffe professionali praticati al pubblico»da 250 a 5.000 €, quella dell’art. 5 della l. 174/2005 (art. 9); dopo una diffida il Comune può sospendere l’attività fino a 20 giorni (art. 10)
Testi consultati il 29 settembre 2026 sulle banche dati ufficiali di Regione Toscana, Bollettino ufficiale del Veneto e Consiglio regionale della Lombardia. In Toscana, per ogni altra violazione del regolamento comunale, la sanzione va da 250 a 5.000 € (art. 9, c. 8).

Nelle altre Regioni lo schema è lo stesso: una legge o un regolamento regionale che rimanda al Comune. La riga che ti interessa si trova cercando «tariffe» o «prezzi» nel regolamento comunale per acconciatori ed estetisti, di solito pubblicato nella sezione SUAP del sito del Comune.

02Quanto costa davvero la multa

Le sanzioni amministrative seguono la legge 689/1981. L’articolo 16 permette di chiudere la contestazione pagando entro 60 giorni una somma ridotta: la terza parte del massimo oppure, se più favorevole, il doppio del minimo, oltre alle spese del procedimento.

Sanzione previstaDoppio del minimoUn terzo del massimoSi paga (entro 60 giorni)
da 100 a 500 € (Veneto)200,00 €166,67 €166,67 €
da 250 a 500 € (Toscana)500,00 €166,67 €166,67 €
da 250 a 5.000 € (l. 174/2005, Lombardia)500,00 €1.666,67 €500,00 €
L. 689/1981, art. 16, comma 1. Per le violazioni dei regolamenti comunali la Giunta può fissare un importo ridotto diverso, dentro il minimo e il massimo (comma 2): il verbale indica sempre la cifra da pagare.

03Cosa scrivere sul cartello

  • Prezzi finali, IVA compresa. Il cliente è un consumatore: l’art. 48 chiede il prezzo totale comprensivo delle imposte. «+ IVA» su un listino al pubblico è un errore.
  • I supplementi, con il loro criterio. Se il colore costa di più sui capelli lunghi, il cartello deve dirlo: «Colore radici 42 € — capelli oltre le spalle + 10 €, lunghi + 18 €». È la «modalità di calcolo» che la legge accetta quando il prezzo finale dipende dalla testa.
  • I prezzi «a partire da» solo con la regola accanto. «Balayage da 110 €» senza sapere da cosa dipende il resto non è un’informazione. Meglio una forchetta con il motivo: lunghezza, quantità di prodotto, tempo.
  • I servizi che fai davvero. Un listino di sessanta voci copiato dal fornitore confonde; un servizio che non fai più e resta scritto crea un’aspettativa.
  • Chi affitta una poltrona ha i suoi prezzi. È un’impresa a sé e fa pagare le proprie tariffe: controlla nel regolamento comunale se deve esporre un listino proprio (vedi poltrona in affitto).

Prima di stampare il cartello

  • Ogni prezzo coincide con quello che la cassa fa pagare davvero.
  • I supplementi di lunghezza e di livello dell’operatore sono scritti, non detti a voce.
  • Le promozioni a tempo hanno le date o i giorni e le ore in cui valgono.
  • Il cartello è leggibile da chi entra, prima di sedersi: all’ingresso o al banco.
  • Se il regolamento lo chiede, accanto ci sono gli orari e la copia della SCIA.
  • Ad ogni ritocco del listino il cartello si ristampa lo stesso giorno.

Il cartello scritto a mano resta indietro al primo ritocco, soprattutto con i supplementi di lunghezza. In Omega Acconciatori il cartello si stampa dagli stessi prezzi che usa il conto, con le sole colonne di lunghezza che usi: cambi un prezzo e ristampi.

04Come verificare la regola del tuo Comune

  1. 1

    Trova il regolamento comunale

    Sul sito del Comune, nella sezione SUAP o Attività produttive, cerca «regolamento acconciatori» o «regolamento acconciatori ed estetisti». Molti Comuni ne hanno uno unico per le due attività.

  2. 2

    Cerca le parole giuste

    Nel PDF cerca «tariffe», «prezzi», «esposizione» e «cartello». Leggi anche l’articolo sulle sanzioni: spesso rimanda alla legge regionale per gli importi.

  3. 3

    Controlla la legge regionale

    Se il regolamento è vecchio, la legge regionale più recente prevale. Gli importi della tua Regione sono nell’articolo sulle sanzioni amministrative.

  4. 4

    Chiedi per iscritto se resta un dubbio

    Una mail al SUAP con la domanda precisa («devo esporre il listino anche per i servizi su preventivo, come i trattamenti sposa?») ti dà una risposta che puoi conservare.

Lo stesso regolamento contiene quasi sempre anche le regole sugli orari e sul giorno di riposo: le trovi spiegate nella guida sugli orari di apertura del parrucchiere. Per come costruire il listino, invece, c’è la guida su come aumentare i prezzi senza perdere clienti.

Con Omega

Il cartello che non resta indietro

  • Il cartello del listino si genera dagli stessi prezzi che usa la cassa, con le colonne delle lunghezze che usi davvero: cambi un prezzo, ristampi.
  • I supplementi di lunghezza e di livello dell’operatore entrano nel conto come righe leggibili, così il prezzo pagato si spiega da solo.
  • Chi prenota dal link vede il prezzo prima di confermare, promozioni a fascia oraria comprese.
  • Il gestionale non stampa lo scontrino: resta al registratore telematico che hai già.

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Dubbi

Domande frequenti

Il parrucchiere è obbligato a esporre i prezzi?
Quasi ovunque sì, ma l’obbligo non viene dalla legge nazionale sugli acconciatori: viene dalle leggi regionali e dai regolamenti comunali. In Toscana la legge regionale 29/2013 lo impone direttamente, in Veneto e in Lombardia lo devono prevedere i regolamenti dei Comuni. In ogni caso il codice del consumo obbliga a comunicare il prezzo totale prima del servizio.
Quanto è la multa per il listino non esposto?
Dipende dalla Regione: da 250 a 500 € in Toscana, da 100 a 500 € in Veneto, da 250 a 5.000 € in Lombardia, dove si applica la sanzione della legge 174/2005. Pagando entro 60 giorni si versa la misura ridotta: 166,67 € nei primi due casi, 500 € nel terzo, salvo un importo diverso fissato dalla Giunta comunale.
Posso scrivere «prezzi a partire da»?
Sì, se accanto spieghi da cosa dipende il prezzo finale. Il codice del consumo ammette che si indichino le modalità di calcolo quando il prezzo non si può stabilire prima: «+ 10 € oltre le spalle» è una modalità di calcolo, «da 110 €» senza altro non lo è.
Basta avere i prezzi sul sito o sul link di prenotazione?
Aiuta, perché il cliente che prenota online vede il prezzo prima di essere vincolato. Ma se il regolamento del tuo Comune chiede l’esposizione nei locali, il cartello in salone serve comunque: il controllo si fa lì.
Chi affitta la poltrona deve esporre un suo listino?
Chi affitta una poltrona è un’impresa distinta, con i propri prezzi e il proprio responsabile tecnico. Se i suoi prezzi sono diversi da quelli del salone, il cliente deve poterli conoscere prima: controlla nel regolamento comunale se è richiesto un cartello separato.

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