Salta al contenuto
Omega Acconciatori

Conti e margini

Regime forfettario per parrucchieri: tasse e contributi veri

Nel forfettario il 67% di quello che incassi è reddito per definizione: i costi veri del salone — affitto, colore, dipendenti — non li togli. È lì che la convenienza si rovescia.

10 minuti di lettura Aggiornata al 19 settembre 2026

In breve

  • Il coefficiente di redditività dell’attività di parrucchiere è il 67%: si tassa quella quota dell’incassato, qualunque cosa tu abbia speso.
  • I contributi artigiani 2026 partono da un minimo fisso di 4.521,36 euro l’anno anche se incassi poco, e si possono ridurre del 35% chiedendolo entro il 28 febbraio.
  • La soglia è 85.000 euro di incassato: superati i 100.000 si esce subito, con l’IVA dovuta già dall’operazione che sfonda il limite.

Il forfettario è il regime con cui apre la quasi totalità dei saloni piccoli, e la ragione è buona: una sola imposta, niente IVA da versare, contabilità leggera. La ragione per cui più di qualcuno ci resta troppo a lungo è un’altra, ed è un equivoco: nel forfettario **i costi non si deducono**. Il reddito è per legge una percentuale dell’incassato, e per l’attività di parrucchiere quella percentuale è alta.

Qui sotto ci sono i numeri in vigore nel 2026 — soglie, aliquote, contributi INPS con gli importi della circolare di quest’anno — e un conto fatto su un salone vero, per vedere quanto resta in tasca e a che punto il regime ordinario diventa più leggero. I contributi restano dovuti in ogni caso: è la voce che sorprende chi apre.

01Chi può stare nel forfettario, e con quale codice

L’attività si apre con il codice ATECO 96.21.00 «Servizi di parrucchieri e barbieri» della classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° aprile 2025 al posto del vecchio 96.02.01. Il codice non è un dettaglio burocratico: è quello che determina il coefficiente di redditività, cioè quanta parte dei tuoi incassi diventa reddito imponibile.

RequisitoValoreNota
Ricavi o compensi dell’anno precedentefino a 85.000 €Si guarda l’incassato, non il fatturato emesso: il forfettario ragiona per cassa
Spese per lavoro dipendente e assimilatofino a 20.000 € lordiComprende dipendenti, apprendisti, collaboratori: un salone con due persone ci arriva in fretta
Redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno primafino a 35.000 € per il 2026La soglia ordinaria è 30.000 €, innalzata a 35.000 per il 2025 e il 2026
Uscita immediataoltre 100.000 € di incassiIl regime cade nello stesso anno e l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che supera la soglia
Uscita dall’anno successivofra 85.000 e 100.000 €Si resta forfettari fino a fine anno e si passa all’ordinario dal 1° gennaio
Fonte: disciplina del regime forfettario (legge 190/2014 e successive modifiche), scheda dell’Agenzia delle entrate aggiornata al 2026.

Reddito imponibile = Incassi × 67% − Contributi previdenziali versati nell’anno

Il 67% è il coefficiente di redditività dell’attività. È l’unica «deduzione» prevista: i contributi obbligatori effettivamente pagati. Affitto, colore, utenze, commercialista e arredo non entrano nel conto.

02I contributi INPS artigiani 2026, con gli importi veri

Un salone è impresa artigiana, quindi il titolare si iscrive alla Gestione artigiani. È la voce che pesa di più e che quasi nessuno mette nel conto quando decide il prezzo del taglio: si paga un minimo anche se l’anno è stato brutto. I numeri sotto sono quelli della circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Voce 2026Importo
Reddito minimale su cui si calcola il contributo fisso18.808,00 €
Contributo minimo annuo, titolare artigiano4.521,36 € (4.513,92 IVS + 7,44 maternità)
Aliquota fino a 56.224 € di reddito24%
Aliquota sulla parte oltre 56.224 €25%
Massimale (iscritti dal 1996 in poi)122.295,00 €
Rate del contributo fisso18 maggio, 20 agosto, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027
Contributo sull’eccedenzaCon le scadenze delle imposte sui redditi (saldo e acconti)

03Il conto su un salone vero

Prendiamo una titolare da sola, senza dipendenti, che incassa 60.000 euro in un anno. Nel forfettario il reddito è per definizione 40.200 euro (il 67%), qualunque cosa abbia speso.

PassaggioCalcoloImporto
Reddito forfettario60.000 × 67%40.200 €
Contributo sul minimalefisso 20264.521,36 €
Contributo sull’eccedenza(40.200 − 18.808) × 24%5.134,08 €
Totale contributi9.655,44 €
Base imponibile fiscale40.200 − 9.65530.545 €
Imposta sostitutiva al 15%30.545 × 15%4.582 €
Imposta sostitutiva al 5% (primi 5 anni)30.545 × 5%1.527 €
Conto semplificato a scopo illustrativo, senza acconti e senza la riduzione contributiva del 35%: con quella i contributi scendono intorno ai 6.270 euro e l’imposta sale un poco, perché la deduzione è minore.

Su 60.000 euro incassati, fra contributi e imposta se ne vanno circa 14.240 euro con l’aliquota piena, o circa 11.180 con il 5%. E qui arriva la domanda che conta: quei numeri non cambiano se il tuo affitto è 400 euro al mese o 1.400, se il colore ti costa 6.000 euro l’anno o 12.000. Nel regime ordinario quei costi si deducono; nel forfettario no.

Soglia di indifferenza ≈ Incassi × 33%

È il livello di costi documentati oltre il quale il forfettario comincia a costare più dell’ordinario: 33% è la parte che il coefficiente considera «costi». Con 60.000 di incassi, se le spese vere superano i 20.000 euro l’anno il conto va rifatto insieme al commercialista.

I segnali che è ora di rifare il conto

  • Hai assunto, o stai per farlo: gli stipendi non si deducono e il tetto delle spese per dipendenti è 20.000 euro.
  • L’affitto del fondo è salito e pesa più del 15% degli incassi.
  • Hai comprato arredo o attrezzature importanti: nell’ordinario si ammortizzano, qui no.
  • Gli incassi si avvicinano agli 85.000 euro: meglio pianificare l’uscita che subirla.
  • Vendi molta rivendita: l’acquisto dei prodotti è un costo vero che nel forfettario resta invisibile.

04Cosa devi fare comunque, anche da forfettario

  • Documento commerciale a ogni incasso: il forfettario non tocca gli obblighi sui corrispettivi. Vedi incassi e corrispettivi in salone.
  • Fattura elettronica quando il cliente la chiede o quando fatturi a un’altra impresa: per i forfettari è obbligatoria a tutti gli effetti.
  • Accettare i pagamenti elettronici: il rifiuto costa 30 euro più il 4% della transazione, regime fiscale o no.
  • Iscrizione all’Albo delle imprese artigiane e posizione INAIL: l’artigiano titolare paga il premio speciale unitario, che si aggiunge all’INPS.
  • Niente ritenuta d’acconto e niente IVA in fattura: sulle fatture va indicata la norma del regime, e non si detrae l’IVA sugli acquisti — il colore ti costa il 22% in più rispetto a un salone in ordinario.

Con Omega

Gli incassi veri, quelli su cui si fa il conto

  • Ogni appuntamento concluso registra l’incasso con il suo mezzo di pagamento: a fine anno sai quanto hai incassato davvero, non quanto ricordi.
  • Caparre, carnet, abbonamenti e buoni regalo tracciati con il loro residuo: sono soldi già incassati per servizi non ancora fatti.
  • Il costo del colore calcolato al grammo, per sapere quanto pesa il prodotto sugli incassi prima che te lo dica il commercialista.
  • Tutto esportabile in un archivio leggibile, da passare a chi tiene la contabilità.

Tutte le guide di Omega per Acconciatori

Dubbi

Domande frequenti

Qual è il coefficiente di redditività di un parrucchiere?
Il 67%: è il coefficiente previsto per le «altre attività economiche», gruppo in cui rientra il codice ATECO 96.21.00 dei servizi di parrucchieri e barbieri. Significa che su 50.000 euro incassati il reddito imponibile è 33.500, indipendentemente dalle spese sostenute.
Quanto paga di contributi un parrucchiere che apre adesso?
Nel 2026 il contributo minimo annuo per il titolare artigiano è 4.521,36 euro, dovuto anche con redditi bassi, in quattro rate (18 maggio, 20 agosto, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027). Sopra il minimale di 18.808 euro di reddito si aggiunge il 24% sull’eccedenza. Con la riduzione del 35% per i forfettari il minimo scende a circa 2.940 euro.
Conviene chiedere la riduzione INPS del 35%?
Nei primi anni quasi sempre sì, perché libera liquidità quando serve di più. Ma la riduzione taglia anche l’accredito contributivo, quindi la pensione: chi ha già una posizione consolidata e margini buoni può preferire versare pieno. La domanda va presentata all’INPS, entro il 28 febbraio per chi ha avviato l’attività l’anno prima.
Posso restare forfettario se assumo una dipendente?
Sì, finché le spese per lavoro dipendente e assimilato non superano 20.000 euro lordi l’anno. Il problema però non è il limite formale: è che quegli stipendi non li deduci. Con una persona a tempo pieno il regime ordinario è quasi sempre più conveniente, e il conto va rifatto prima dell’assunzione, non dopo.
Cosa succede se supero gli 85.000 euro?
Se resti sotto i 100.000 esci dal regime dall’anno successivo e hai il tempo di organizzarti. Se superi i 100.000 l’uscita è immediata: l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che sfonda la soglia, e il reddito di quell’anno intero si determina in modo ordinario. È il motivo per cui, verso fine anno, gli incassi vanno guardati settimana per settimana.
L’affitto della poltrona che incasso dal collega conta negli 85.000 euro?
Sì: è un ricavo della tua impresa e concorre alla soglia come tutto il resto. Va anche documentato con fattura al professionista che usa lo spazio, ed è un elemento in più da tenere presente quando si valuta la [poltrona in affitto](/guide/postazione-in-affitto).

Provalo con i tuoi dati

Crei l’ambiente, carichi le tue anagrafiche e fai una giornata di lavoro vera prima di decidere.

  • Nessuna carta
  • Pronto in un minuto
  • Operatori illimitati